Tiroide, come curarsi con la medicina di segnale

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Di fronte a un’inspiegabile epidemia di ipotiroidismo sembra ormai impossibile non trovare qualcuno sotto terapia. Ma si tratta di un dato reale o siamo davanti a un grave fenomeno di sovradiagnosi? Questa la domanda che si è posto Luca Speciani, medico chirurgo specializzato in nutrizione e autore del recente volume Vivere senza problemi alla tiroide.
Edito da Tecniche Nuove, il libro vuole essere una risposta valida e alternativa alla terapia farmacologica, spesso somministrata in modo eccessivo.

Inquadriamo lo scenario attuale

Un recente lavoro ha documentato in Italia un forte innalzamento nelle prescrizioni di ormone tiroideo come terapia sostitutiva per la cura dell’ipotiroidismo. Dal 2001 al 2008 le prescrizioni di terapia sostitutiva ormonale sono cresciute del 30% negli USA e in Inghilterra e in Italia siamo del tutto allineati. La percezione di molti, sia medici che pazienti, sembra essere quella di un aumento delle prescrizioni inutili o, in altre parole, che il farmaco sia prescritto a chi non ne ha davvero bisogno. Il motivo principale risiede nella scorretta abitudine, da parte di un gran numero di medici, di trattare con ormoni sostitutivi anche i pazienti cosiddetti subclinici, ovvero con produzione ormonale corretta (fT3 e fT4), ma con un lieve innalzamento del TSH (l’ormone ipofisario che stimola la tiroide a lavorare di più e meglio). Tale incongruo trattamento genera dipendenza farmacologica e rallenta la naturale attività della tiroide, producendo un paziente via via sempre più dipendente dal trattamento.

Un approccio clinico di segnale all’ipotiroidismo

Per rimettere in riga dall’interno una tiroide un po’ impigrita la via principale è quella di nutrirsi con abbondanza, e in modo naturale. “Un modo natural di alimentarsi – spiega Speciani – è quello di scegliere cibi che ci hanno accompagnato nel corso dell’evoluzione (frutta, verdura, carne, pesce, uova, semi, noci, tuberi) e non gli eccessi di zucchero e farine raffinate che invadono ogni giorno le nostre tavole”. La differenza sostanziale non sta nella quantità di cibo consumata, ma nella qualità dello stesso.
Fondamentale, per la medicina di segnale, è poi saper ascoltare il proprio corpo. Immaginiamo di valutare un sintomo o una malattia non solo dal punto di vista mentale, ma utilizzando l’intero corpo. In presenza di ipotiroidismo, il primo pensiero non sarà più di eliminare il problema attraverso l’utilizzo di farmaci, quanto piuttosto comprendere il segnale che il nostro corpo ci sta lanciando attraverso il sintomo stesso.

I limiti della terapia classica

La terapia classica per l’ipotiroidismo prevede il ripristino con levotiroxina dei valori considerati ottimali sia del TSH sia degli ormoni attivi fT3 e fT4. Non andrebbero però mai trattati con levotiroxina pazienti con TSH alto qualora i valori di fT3 siano nel range di normalità. Questo scorretto comportamento, purtroppo molto diffuso, può generare ipertiroidismo iatrogeno: patologia molto più grave rispetto a un ipotiroidismo subclinico, del tutto privo di sintomi. Le associazioni di endocrinologi europee e americane sostengono poi che non si debba trattare se i valori del TSH sono inferiori a 10. Ma la vera domanda è un’altra: perché trattare chi abbia TSH pari a 13 o 17 o anche 70, se i suoi ormoni tiroidei fT3 e fT4 sono perfetti? “Nella mia pratica clinica – spiega Speciani – ho visto pazienti che avevano valori di TSH di 50, di 100 e anche di più, che stavano benissimo e che avevano una produzione di ormone tiroideo del tutto adeguata ai loro fabbisogni. Perché trattarli con un farmaco, invece di lavorare sulle possibili cause di un futuro rallentamento anche clinico? Io distinguerei una situazione di rallentamento tiroideo subita dall’organismo, che ovviamente richiede trattamento, distinguendola da una situazione di rallentamento richiesta e voluta da un corpo che si nutre troppo poco rispetto ai propri fabbisogni (dieta, malassorbimenti, digiuni, eccesso sportivo). In questo secondo e ultimo caso non ritengo sia assolutamente necessaria una terapia con levotiroxina, ma che serva invece la rimozione delle possibili cause attraverso un’alimentazione mirata, un movimento fisico moderato ma costante e un aiuto all’assimilazione degli alimenti”.

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