Un potente anti diabetico da non dimenticare, Gymnema sylvestre

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Per evitare di partire subito con medicinali molto potenti, senza mai perdere di vista la salute del paziente, può rivelarsi utile riscoprire un fitoterapico efficace e sicuro quale Gymnema sylvestre nel caso di diabete mellito non insulino-dipendente (tipo II). Recentemente, il 6 marzo 2018, l’autorevole associazione medica USA American College of Physicians ha sottoscritto i risultati raccolti, attraverso differenti studi clinico-terapeutici, in merito ai valori di riferimento dell’emoglobina glicata. Dalla documentazione fornita e pubblicata sugli Annals of Internal Medicine [1] deriverebbe un atteggiamento più morbido nella supervisione dei soggetti diabetici, proponendo di spostare i livelli ottimali di questo parametro metabolico (utile a evidenziare il valore medio glicemico degli ultimi 2-3 mesi) da un limite invalicabile del 6,5% fino a una più ampia finestra di controllo (tra il 7% e l’8%).


L’intento è di evitare percorsi farmacologici estremi, riducendo il rischio di risposte ipoglicemiche, e di motivare il paziente a un percorso personalizzato, puntando in particolare sullo stile di vita (alimentazione, attività fisica
Occorre comunque non abbassare mai la guardia verso questo killer silenzioso, come spesso è stato appunto definito il diabete, in quanto livelli eccessivi di zuccheri in circolo sanguigno favoriscono lo scatenarsi di processi infiammatori, reazioni di glicazione proteica e acuiscono patologie a carico di svariati distretti organici, in primis la sintomatologia associata alla sindrome metabolica.

Descrizione dell’arbusto di gymnema

Gymnema sylvestre (famiglia Asclepiadaceae) si presenta come un arbusto rampicante, dalle ampie ramificazioni su cui spuntano foglie opposte e picciolate (di forma ovale o ellittica) e fiori gialli campanulati. Dall’India e dall’Africa, le sue terre natie, si è poi diffusa in quasi tutti i continenti (ad eccezione di quello americano) assumendo i nomi più svariati: da “Gur-Mar” (quello originale in lingua Hindu che significa “distruttore di zucchero”) fino ad “Ajaballi” (in sanscrito), “Barkista” (in arabo), “Wald Schlinge” (in tedesco), “Kakrasingi” (in persiano) e “Small indian ipecacuanha” (in inglese).

Storia e uso tradizionale delle foglie

In medicina ayurvedica Gymnema sylvestre assume da secoli e secoli un ruolo di primo piano, dal momento che era in uso masticare le sue foglie (dal particolare sapore amaro) per ridurre sintomi ora a noi noti come conseguenza del diabete (quali la glicosuria) e molte altre patologie come l’opacizzazione del cristallino, alterazioni della cornea e del corpo vitreo, disturbi cardiaci ed emorroidi. Sin dall’inizio l’attenzione si è comunque concentrata sull’uso delle sue foglie e sulla loro capacità di andare a curare le “urine dolci”. I componenti fitofarmacologici in esse presenti ovviamente non erano noti, ma si è da subito evidenziata una particolarità conseguente alla prolungata masticazione delle foglie di Gymnema sylvestre: l’alterata percezione del sapore dolce a livello delle papille gustative, nonostante l’assunzione di zuccheri. Il soggetto tendeva quindi a “disassuefarsi” dal consumo di alimenti e bevande dolci…

Come si assume

Le foglie secche si possono utilizzare per fare infusi e decotti (un cucchiaio da minestra in circa 200 ml di acqua, fino a 3 volte al giorno), ma in genere rientrano nella formulazione di compresse e capsule di integratori che la sfruttano sia come mono-componente sia in associazione ad altri fitoterapici (per un valore massimo giornaliero di 500-1000 mg di estratto secco di Gymnema sylvestre). Molti preferiscono assumerla, nel trattamento del diabete di tipo 2, da sola in forma di tintura madre (30 gocce fino a 3 volte al giorno).

Proprietà

Come già anticipato, Gymnema sylvestre si distingue come rimedio in verde per la cura del diabete sia perché riduce il piacere del consumo di dolci sia perché (grazie ai suoi acidi gimnemici) antagonizza l’assorbimento di glucosio a livello intestinale. L’uso dei suoi estratti sembra anche in grado di ottimizzare i livelli di insulina portando a una graduale normalizzazione della glicemia (partendo dal presupposto che stiamo sempre parlando di condizioni di diabete di tipo 2 e comunque non-insulino dipendente). Il suo impiego viene inoltre consigliato nel caso si voglia favorire un’azione diuretica e lassativa, una riduzione del peso corporeo e (se applicata localmente) un riassorbimento delle emorroidi.

Avvertenze

Va ovviamente modulata una sua integrazione in soggetti diabetici solo sotto stretto controllo medico, facendo sempre attenzione a situazioni che possono portare a repentini cali di glicemia. In rari casi può dare manifestazioni gastroenteriche quali flatulenza, nausea e dolori addominali.

Mancando valutazioni cliniche a riguardo, se ne sconsiglia l’uso in gravidanza e in allattamento oltre che in età pediatrica.

[1] “Hemoglobin A1c Targets for Glycemic Control With Pharmacologic Therapy for Nonpregnant Adults With Type 2 Diabetes Mellitus: A Guidance Statement Update From the American College of Physicians” di Qaseem et al.; Annals of Internal Medicine; 2018 Mar 6. doi: 10.7326/M17-0939

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