Uscire di casa con la consapevolezza che i pori dilatati, le piccole rughe, le discromie, sono quasi impercettibili e il viso si mostri in tutta la sua naturalezza: è quello che ci si aspetta quando si utilizza una BB, CC o DD cream. Ma il farmacista quando e a chi può consigliare uno di questi prodotti anziché l’altro?
Le BlemishBalmCream nascono con l’idea che dopo il lavaggio del viso non occorra utilizzare alcun altro prodotto se non appunto, la BB cream che funge da idratante, protezione solare, primer, fondotinta. Le BB cream, infatti, vantano un fattore di protezione solare di almeno 30, possiedono componenti che vantano azione antietà come peptidi e antiantiossidanti come vitamina A e C. Non mancano componenti come la liquirizia e l’arbutina che aiutano a uniformare il colorito della pelle; contengono componenti in grado di riflettere la luce e dare uniformità all’incarnato, ma anche idratanti come l’acido ialuronico.
Sono sicuramente prodotti pratici anche se nonostante i continui miglioramenti formulativi, la loro texture non riesce a essere sempre del tutto leggera e piacevole come può risultare quella di una crema idratante colorata, come pure l’idratazione fornita, in inverno soprattutto, per le pelli più mature non è ottimale. Di solito sono formulate in tono chiaro o medio, quindi consigliare a clienti molto diverse fra loro, potendo scegliere fra sole due nuance non assicura di trovare il colore perfetto per il proprio incarnato. La loro applicazione, tuttavia, può risultare più agevole e fornire alla pelle un aspetto più naturale rispetto a quello che si ottiene mettendo un fondotinta.
Se è vero che solitamente garantiscono una buona idratazione superficiale soprattutto per le pelli più giovani, è bene tenere presente che non sono adatte per le pelli a tendenza acneica poiché è vero che contengono una protezione solare, ma non elementi specifici per l’acne. CC cream è l’acronimo per ColourCorrectingCream: sono formulate con ingredienti tali da rendere più uniforme l’incarnato, andando a correggere i difetti di iperpigmentazione o le piccole discromie; gli ingredienti usati per la loro produzione sono in grado di ridurre il rossore e promuovere la luminosità.
Al tatto e alla stesura sulla pelle risultano più piacevoli di una BB cream e assicurano una buona correzione del colore. Al pari delle BB cream, la scelta di colore è ridotta, ma meglio delle BB cream si prestano anche a essere un’ottima base per l’applicazione del fondotinta. La presenza dell’arbutina, che si estrae dalle foglie di alcune piante come l’uva ursina, il mirtillo o il mirtillo rosso, è comune: non sensibilizzando la pelle al sole, permette l’uso delle CC cream d’estate come d’inverno.
L’arbutina, inoltre, vanta proprietà depigmentanti sulle macchie scure, ma avendo anche proprietà antiossidanti è efficace anche nei confronti dei radicali liberi che si liberano a causa dell’azione svolta dai raggi ultravioletti, per esempio, ed ecco perchè può ridurre la formazione di macchie a causa dell’esposizione solare. La sola presenza dell’arbutina, tuttavia, non garantisce protezione solare. Sono più coprenti di una BB cream e si adattano anche alle esigenze di una pelle acneica, pur senza avere la coprenza di un fondotinta.
Le DailyDefenceCream o Disguise and DiminishCream DD cream, sono pensate per la pelle matura contengono ingredienti dall’azione antiossidante e nutriente come burro di karité, estratto di mirto, ibisco e vitamina E, sono provviste di un fattore di protezione solare. Anche in questo caso la coprenza del prodotto è medio bassa, a fronte però di una buona uniformità del colore dell’incarnato e di un’applicazione molto semplice e di una texture gradevole.
«Accanto a tutti questi effetti promessi bisognerebbe però soffermarsi su come un prodotto del genere possa realmente agire. Ben vengano attivi per la protezione degli effetti nocivi delle radiazioni solari, gli idratanti di superficie e gli ingredienti per il soft focus ma, se pensiamo ad azioni antiage più importanti, che comportano il raggiungimento di distretti cutanei più profondi, allora il problema si complica – riflette Paola Perugini, PhD Dipartimento di Scienze del Farmaco, Università degli Studi di Pavia -. Gli ingredienti contenuti nel prodotto, infatti, dovrebbero, in modo intelligente, sapere se devono penetrare o no negli strati della cute per agire, ovviamente senza trascinarsi dietro gli ingredienti specificatamente utilizzati per un’attività di superficie. Detto questo, forse il ritorno della routine cosmetica composta da almeno due prodotti potrebbe risolvere diversi problemi di sicurezza d’uso, garantendo magari maggiormente l’efficacia vantata».


