Colesterolo e prevenzione cardiovascolare: quanto ne sanno gli italiani?

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Gli italiani sono bene informati sui rischi del colesterolo alto, ma la consapevolezza dei propri valori è ancora scarsa. È quanto emerge dai risultati della ricerca IQVIA 2019 condotta su più di 1000 persone in tutto il paese lo scorso luglio, un campione rappresentativo della popolazione

Il colesterolo in eccesso viene indicato tra i primi 3 fattori di rischio cardiovascolare dopo l’ipertensione e al pari con l’iperglicemia. Oltre il 90% degli intervistati ritiene infatti il colesterolo alto rischioso o molto rischioso. Nonostante l’ampia conoscenza del tema, però, solo 6 intervistati su 10 hanno fatto un esame del sangue nell’ultimo anno per controllarlo. Tra questi il 60% non è in grado di riferire i propri valori perché non li ricorda e più di 1/3 ritiene di non avere il colesterolo alto anche quando in realtà è oltre soglia. È quindi diffusa una errata percezione del rischio.

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Elaborazione dati da un’indagine condotta su campione di 1.007 individui rappresentativi della popolazione italiana – luglio 2019

Le malattie cardiovascolari sono la prima causa di morte nel mondo, a cui viene correlato il 31% dei decessi, e l’ipercolesterolemia si colloca tra i principali fattori di rischio cardiovascolare. È ormai nozione scientificamente comprovata che intervenire abbassando i valori sopra soglia abbia un ruolo cruciale nel far scendere le statistiche epidemiologiche.  A oggi anche in Europa dopo i 75 anni il 42% delle donne e il 38% degli uomini muoiono per aterosclerosi e attacco ischemico.

La prevenzione primaria gioca un ruolo fondamentale nel ridurre il rischio di patologie cardiovascolari e comprende un’azione combinata sui fattori modificabili come gli stili di vita e l’alimentazione. Nei casi in cui un intervento farmacologico non sia ritenuto idoneo, come i moltissimi soggetti a rischio medio-basso, le nuove linee guida della Società europea di cardiologia e della Società europea ateroscerosi (ESC/EAS 2019) ricordano l’utilità di introdurre nella dieta integratori di comprovata efficacia, tra cui quelli a base di riso rosso fermentato. La sicurezza di quest’ultimo a dosi non superiori a 3 mg al giorno è stata accertata da una recente revisione, che non ha individuato effetti indesiderati superiori a quelli con placebo.

Colesterolo e ruolo del farmacista

Dall’indagine emerge anche che il farmacista è una figura chiave per ricevere informazioni corrette circa l’assunzione di integratori per il colesterolo (55%), poco dopo il medico di medicina generale o lo specialista (60%). Il desiderio di informazione e conoscenza è alto: 3 italiani su 4 sono vogliono approfondire i rischi, le cause e le strategie di prevenzione dell’ipercolesterolemia. È bene quindi approfittare della fiducia che i cittadini ripongono nel proprio farmacista in un’ottica di bene comune.

A questo proposito il prof. Alberico Catapano dell’Università degli Studi di Milano ricorda l’importanza fondamentale in un ambito delicato come quello degli integratori, di proporre prodotti con principi attivi di efficacia e sicurezza comprovata da studi clinici e realizzati da aziende che garantiscano la titolazione degli estratti contenuti. Ove possibile, è preferibile selezionare aziende abituate a lavorare con gli standard di buona preparazione riservati al mondo del farmaco etico che hanno scelto di mantenere gli stessi livelli qualitativi e di controllo anche sui propri integratori o nutraceutici.

Alcune aziende hanno messo a punto formulazioni che includono più sostanze attive, in modo da non aumentare le dosi giornaliere di assunzione del singolo estratto, rischiando l’insorgenza di effetti non voluti, ma sfruttando una sinergia che consente di abbassare i livelli di colesterolo LDL in modo significativo. Un esempio è l’associazione di riso rosso fermentato, berberina e policosanoli.

 

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