Rinite allergica: attenzione a non sottovalutarla

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Alcuni sintomi potrebbero essere confusi con quelli dell’infezione da Covid-19, ecco perché la rinite allergica, quest’anno più che mai, va curata e non sottovalutata

La rinite allergica rappresenta uno dei disturbi cronici più diffusi al mondo. Il problema però tende a essere sottovalutato e classificato come banale raffreddore che si acuisce durante la stagione pollinica, quindi in primavera e in autunno. Il disturbo colpisce con leggera prevalenza il sesso femminile e gli under 45 e si caratterizza per la congestione e il prurito nasale, gli starnuti e il naso gocciolante. I sintomi nasali sono strettamente connessi con quelli oculari, lacrimazione e prurito.

Curare il disturbo per evitare complicanze

Gli studi a disposizione evidenziano anche che non curare a dovere la rinite espone al rischio di sviluppare gravi complicanze, asma in primis. La rinite di solito viene curata ricorrendo all’utilizzo di antistaminici in associazione, con corticosteroidi intranasali. Alcuni pazienti, però, si autocurano, ricorrendo all’uso di più farmaci, poiché antistaminici e corticosteroidi intranasali non sempre riescono a controllare adeguatamente la sintomatologia. Di una qualche utilità può risultare l’uso di lavaggi nasali, sicuramente più consigliabili dei vasocostrittori nasali, che noverano diversi effetti collaterali, pur se molto efficaci nella risoluzione dell’ostruzione nasale. L’immunoterapia rappresenta, infine, il trattamento più specifico e capace di portare a remissione del disturbo anche a conclusione della terapia. Molti si rassegnano a sopportare i sintomi associati alla rinite, anche a causa di una scarsa aderenza alla terapia. Soffrire di rinite comporta inoltre russamento, alitosi e respirazione orale. È chiaro quindi che un’allergia non debitamente controllata peggiora sensibilmente la qualità della vita. Quest’anno più che mai però, non si può trascurare di curarla correttamente.

Confusione sui sintomi?

«Quest’anno chi soffre di allergia ai pollini sta vivendo anche la preoccupazione di distinguere i sintomi da quelli dell’infezione da Covid-19. In molte regioni italiane infatti la stagione di fioritura dei pollini allergenici, in particolare quelle degli alberi, è già iniziata da alcune settimane, in contemporanea con l’aumento del contagio ed è per questo importante individuare i sintomi che possono far sospettare una forma infettiva – ha affermato Lorenzo Cecchi, presidente designato AAIITO Associazione Allergologi Immunologia Italiani Territoriali Ospedalieri. – Ricordiamo che l’allergia si presenta con starnutazione con muco chiaro e acquoso, naso chiuso, prurito nasale, oculare della gola e al canale uditivo, tosse secca e a volte con difficoltà respiratoria; teniamo a mente che non sono mai presenti la febbre e il malessere generale tipici delle forme virali. E in questo momento è particolarmente importante che gli allergici facciano la terapia in modo regolare, per tenere sotto controllo i sintomi e limitare così il rischio di contagio per gli altri, riducendo la starnutazione e la tosse, e per sé stessi, riducendo il rischio che il prurito induca a toccarsi occhi e naso. La buona notizia che viene dagli studi pubblicati finora è che le malattie allergiche, inclusa la rinite e l’asma, non portano a un rischio maggiore di contrarre l’infezione da Covid-19, né di essere ricoverati».

 

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